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Maximus Ordo Torricinorum |
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| Il Processo | ||
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Per quanti intendono entrare in Goliardia può
essere utile spendere qualche parola a proposito del c. d. Processo, un gioco
nell' ambito del quale la comunità dei Goliardi valuta le capacità e le
potenzialità del postulante, al fine dell'ammissione. Manuali per scolari e Statuti universitari si sono spesso occupati dei riti che erano chiamati di volta in volta di spurgazione, di spupillazione od altro.
Nelle università tedesche la
cerimonia era destinata a spurgare l'adolescente della sua rozzezza, della sua
bestialità primitiva. Il nuovo venuto è burlato per il suo odore ferino, per lo
sguardo sperduto, per le orecchie lunghe, per i denti simili a zanne; egli viene
liberato dalle coma e da altre immaginarie escrescenze, gli si lavano e limano i
denti. Infine, nel corso di una confessione parodistica, il novello studente
confessa vizi straordinari.
Gli Statuti universitari, per
esempio quelli di Vienna e quelli di Lovanio, si occupavano della questione
vietando agli anziani di opprimere i neo iscritti con imposizioni indebite o di
molestarli a colpi di ingiurie. Parole al vento! Chiunque potrà immaginare con quale accanimento il pivello si scagliasse contro i nuovi arrivati l'anno successivo, una volta passato ad un rango superiore. Da qui la fama antica dei "fagioli": famelici ed arroganti, appunto. Tali rituali non cesseranno col trascorrere del tempo, anzi. In Germania e in Svizzera aumenteranno di gravità. Come ricorda Volpini, a Padova, ancora nel XVII secolo, il "pupillo" doveva essere "spupillato" ed il Rettore, allora ancora uno studente, e quindi facilmente individuabile dalle autorità che spesso non gradivano tali iniziative studentesche, incaricava in sua vece gli anziani dell'Università. Questi erano, naturalmente, ben felici di ottenere "donativi" dal neo iscritto in luogo del Rettore e attendevano con scrupolo zelante all'incarico ricevuto. Con la ripresa della Goliardia propriamente detta, sul finire del secolo scorso, riprendono anche i riti di ammissione. Riti che assumeranno sempre più la forma di veri e propri processi (da cui il nome attuale) con una sentenza che, posto il pagamento delle "spese processuali", dichiarava il neo studente fetentissima e merdosissima matricola il tutto testimoniato dal rilascio di un "papiro matricolare", redatto materialmente dai fagioli e fumato dagli anziani e da qualche "costosissimo"laureando...
Tutto questo lavorio non era
certo gratuito e la matricola, in Bacco e Tabacco, si trovava ancora a dover
pagare. Ottenuto il papiro, la matricola poteva liberamente girare per la città
universitaria, ma... l'intelligenza astuta degli anziani (come un tempo con
ventre vuoto, gola secca ed appetito sfrenato), riusciva a scroccare bevute e
sigarette ai poveri malcapitati, con codicilli aggiuntivi ordinari o speciali. I tempi cambiarono, le università si affollarono anche di un altro genere di studenti poco propensi, per svariati motivi, a subire vessazioni in nome di qualche tradizione loro estranea. Uno dei motivi che determinò l'inizio della crisi della Goliardia intorno alla metà degli anni sessanta, fu l'incapacità dei vertici goliardici delle varie città, di adeguare ai nuovi tempi il (pur complesso) fenomeno Goliardico. A ciò si aggiungano alcuni episodi come il c. d. "processo delle candele" che, nel 1964, costò una condanna penale e l'espulsione dall'Università dell'allora Magnus Magister del S.V.Q.F.O. (ritenuto responsabile delle angherie subite da una matricola), per un episodio che, pur condannato dalla stessa Goliardia, diede argomenti a chi criticava la Goliardia.
Le stesse Associazioni
goliardiche (spesso tali solo di nome), attraverso le organizzazioni nazionali,
invitavano al superamento della pura Goliardia. In questo clima sfavorevole, nel
1966, il Rettore della Sapienza di Roma, giunse a vietare la pratica del papiro.
Essa stessa era divenuta, ad opera di alcuni "goliardi", una pratica non più
tollerata dalla maggior parte degli studenti. Lo stesso Rettore, constatato che
si sarebbero potute trovare scappatoie a tale divieto, giunse a vietare ogni
attività che si defisse "goliardica" all'interno della Città universitaria...
peggio di così !?!?! Oggi gli Ordini Goliardici sono associazioni cui si aderisce spontaneamente; il processo è un rito cui si sottopone chi intende entrare in Goliardia.
Nel MOT il processo si svolge in
tre fasi, due delle quali si compiono, di solito, quasi senza soluzione di
continuità. La prima fase è quella del processo vero e proprio che si svolge con
modalità che sommariamente chiunque avrà capito. La seconda è quella dell'
assoluzione. L'assoluzione è fatta dal Duca del MOT o dal suo Vicario "in Nomine
Nostra Sancta Mater Goliardia" e "pro gratia Bacci, Tabacci Venerisque". La
conseguenza è l'ingresso nella Famiglia goliardica e in particolare nel Maximus
Ordo Torricinorum. Segue, a volte dopo qualche giorno, il rito della "sverginatio
felucae", col quale la matricola ottiene la feluca tramutata, in "res
goliardica", simbolo primo della sua appartenenza alla Familia Goliae. Secondo il principio della consuetudo loci, ogni Ordine organizza questi momenti secondo lo spirito che lo anima. Sarebbe un grave errore pensare che sotto il manto benigno di Santa Madre Goliardia, tutti gli Ordini siano uguali. La regola, nel MOT, è quella di non obbligare alcuno a fare, non fare o tollerare alcunché contro la sua volontà. Tale regola, una volta scritta nello Statuto del MOT è, e rimane, regola principe per chi si vuole divertire in compagnia dell'altro, e non sull'altro o malgrado l'altro. E' l'articolo 4 dello Statuto 2001 a dettare le norme per l'ingresso nel MOT Per entrare nel MOT occorre essere regolarmente iscritto alla Università di Urbino, all'ISEF, all'Accademia di Belle Arti, all'ISIA o ad altre Scuole dipendenti dal1 'Università, ovvero presenti nel territorio dell' antico Ducato di Urbino; occorre possedere lo status di Goliarda che si acquisisce con l' assoluzione Ducale previo processo. I Goliardi provenienti da altri Ordini e iscritti all'Università di Urbino o alle altre scuole di cui sopra, possono entrare nel MOT per provvedimento ducale, previa verifica delle garanzie di lealtà nei confronti del MOT. Prima dello Statuto 2001, chi perdeva il requisito dell'iscrizione all'Università aut simili a, decadeva dall'appartenenza al MOT come associazione. Oggi sono stati specificatamente previste le ipotesi degli Emeriti e dei Senatori. Ipotesi particolare di ingresso del MOT. (non come associazione) è quello degli honoris causa. Le limitazioni poste agli Emeriti ed ai Senatori, sono in linea con la storica tendenza del MOT di lasciare il governo dell'Ordine, e quindi la sua impostazione goliardica, ai giovani universitari, ed all'evolversi dei tempi. Salve naturalmente la Tradizione Goliardica Urbinate, il cui rispetto deve essere garantito. |
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| Il Papiro | ||
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La storia del papiro è la storia della Goliardia; la sua funzione è andata via via modificandosi con gli anni. In origine (parliamo della Goliardia moderna), il papiro aveva la generale funzione di lasciapassare. C2ualunque studente doveva portarlo dietro, magari racchiuso in una busta gialla. Chi ne era sprovvisto, era "catturato" da alcuni fagioli o anziani che, in cambio della corretta redazione, si facevano offrire da bere o qualche sigaretta. Sulla degenerazione di questa pratica, anche in relazione al mutare dei tempi, abbiamo già detto. Il papiro doveva essere redatto correttamente (addetti erano per lo più i fagioli). I vari codici goliardici stabilivano rigide norme per la sua fattura. Ogni errore era comunque imputato alla mal capitata matricola (ribaltando l'assunto: error discipuli, culpa magister) che doveva pagare un codicillo correttivo. Il codicillo era un allegato al papiro. Oltre quelli corretti vi, vi erano quelli per l'ingresso in qualche aula ecc. Insomma, ogni scusa era buona per fare un codicillo... Il codicillo più ambito era il "Non plus ultra" (aut similia) che concedeva un' assoluta immunità. Inutile dire che era rarissimo. C2uando gli anziani non sapevano che inventare, veniva rilasciato il codicillo per "il papiro che vola", per rilasciare il quale un anziano, salendo sulle spalle di un collega, lasciava svolazzare in basso il papiro della matricola, già sicura di farla franca. Tutto questo è finito con la "goliardia di massa", cioè (paradossalmente -?-) con l'inizio della Università di massa. Da quando la goliardia si è ridotta a un vero e proprio fenomeno associativo, il papiro è passato da documento d'accettazione all'Università, a documento d'accettazione nell'Ordine. Anche il gioco si è modificato. Oggi il papiro è uccellabile (mentre anni fa ciò era assolutamente vietato), e non è usato come lasciapassare; una volta era cerato immediatamente, proprio per evitare aggiunte (che erano fatte mediante codicilli); oggi avviene il contrario, e durante il c. d. mese di papirato, sono aggiunti sul papiro numeri goliardici, leggi massime, disegni e motti utili a stimolare il gioco. Oggi, in molti Ordini, il papiro non viene più redatto. Lello De Caro (Principe Senatore Decano della Goliardia Italiana) si lamentava, anche dalle pagine del libro "Bacco Tabacco e Venere" di Cristofori, del fatto che i papiri venissero prestampati. Invero il MOT post rifondazione ha provato a realizzare i primi papiri interamente a mano (dopo che il MOT di De Angelis aveva predisposto a suo tempo papiri prestampati. I tempi d'oggi, però, sembrano più propizi alla realizzazione di papiri prestampati (visto anche il mutare della loro funzione in Goliardia). |
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| Il Proemio del papiro | ||
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Ecco il testo del proemio del papiro:
Nos |
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