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Maximus Ordo Torricinorum |
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Si parla sovente di sovranità in Goliardia, ed è un retaggio antico che, più o meno consapevolmente, si rifà alle antiche organizzazioni degli studenti che in diversi casi hanno governato gli Studi universitari (oggi diremmo le Università) e alle Universitas Scholarium (oggi diremmo -impropriamente- il corpo studentesco). Naturalmente come in tutte le vicende della Goliardia, anche in questo campo il mito e la leggenda si mischiano con la storia. Ecco come. |
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A seguire in questa pagina: |
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| La Sovranità Goliardica | ||
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Il
Maximus Ordo Torricinorum è un Ordine Sovrano, Maggiore e Tradizionale nella
Goliardia italiana. La sovranità del MOT, enunciata all'art. 1 del suo Statuto,
si riscontra anche, e proprio, nelle caratteristiche dell'Ordine stesso. Dal punto di vista goliardico, il MOT è pienamente sovrano. Il MOT ha un potere goliardico originario ed esclusivo, esercitato si propri territori, sui goliardi del MOT e (nell'ambito delle tradizioni goliardiche) su quelli che entrano nel suo territorio. Il MOT esplica la sua sovrana autorità goliardica senza derivarla da alcun altro centro di potere preesistente. Qualunque altro soggetto di diritto goliardico è, nel territorio del Maximus Ordo Torricinorum, ad esso obbligatoriamente subordinato. Va da se che questo assunto è riscontrabile anche nella consuetudine goliardica per la quale il Capo-città ospitante ha l'N+1 e qualunque Capo-città ospite ha l'N bolli. Anche la deliberazione sui Principi di Goliardia del 1997 ha ribadito il principio della Sovranità assoluta degli Ordini, stabilendo l'assoluta non ingerenza dei Principi, e del loro Gabinetto, nelle questioni interne degli Ordini. Il MOT
è un Ordine Tradizionale della Goliardia italiana, e per storia, e per
deliberazione del III Congresso della Goliardia svoltosi a Genova i nel 1961,
che riconosceva la determinazione del precedente Congresso di Firenze. In quella
sede, con il MOT di Urbino, furono definiti Tradizionali i seguenti Ordini: Il
Sacer VenerabilisQue Fictonis Ordo di Bologna; il Ducatus Estensis di Ferrara;
il Dogatum Genuense di Genova; il Tribunato degli Studenti di Padova; il Ducato
di Parma; L'Ordine del Campano di Pisa; il Supremus Ordo Taurini Cornus atque
Pedemontanus di Torino. |
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| La Sovranità, l'Università e il Ducato di Urbino | ||
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L'Ateneo urbinate nasce nel bel mezzo della vita del Ducato di Urbino. Prima come Collegio dei Dottori (con facoltà di laureare), poi come Studio Pubblico, quindi come Università. L'istituto è sempre stato intimamente legato al suo territorio. Come si è detto, il MOT è l'Ordine Goliardico Sovrano nell'Università di Urbino. Il MOT,
al pari di altri Ordini Maggiori (come per esempio il Tribunato di Padova che
estende la propria sovranità su un ampio territorio interregionale), esercita la
propria Sovrana Autorità Goliardica sul territorio che fu del Ducato di Urbino
ed in seguito della Legazione di Urbino nello Stato Pontificio. Vari
provvedimenti legislativi hanno, nel corso dei secoli, legato l'Università di
Urbino al 'suo' territorio: Con l'Unità d'Italia, caduta una visione antica dell'Istituto universitario, questo vincolo cessa. Se cessa il vincolo personale, ne sorge un altro di natura fiscale: l'Università di Urbino diventa Libera Università Provinciale e spetta alla Provincia di Pesaro e Urbino il mantenimento dell'Università urbinate. |
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| Università e Goliardia | ||
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La
Goliardia originaria nasce e vive nell'Università, sia che la si voglia vedere
dal lato dei clerici vagantes, sia che la si voglia guardare dal
lato delle Nationes (fenomeni ben diversi tra loro). E l'Ordine!?!? Dirà qualcuno... Certo, l'Ordine, ma l'Ordine (con maggiore o minore forza, con maggiore o minore consapevolezza) è legato alla propria Università ed i vestimenta sono derivazione, anche solo ideale, di quelli delle corporazioni universitarie. La Goliardia è madre e figlia delle Università ed a questa istituzione è giusto e necessario guardare con rispetto ma anche con la durezza della critica, se necessario. A questa istituzione è giusto e necessario che la Goliardia resti legata se non vuole divenire un fenomeno privo di significato. Un 'Comune scientifico'. Così Bovio e De Dominicis intendevano l'Università nel grande dibattito di fine Ottocento. Comune nel senso 'medievale' del termine: composto di eguali (docenti e discenti), con pari diritti ed eguale stima, tutti chiamati (pur nella diversità del ruolo) al governo del Comune stesso, ad eleggerne i reggitori. E' questo, a giudizio di chi scrive, lo spirito che dovrebbe animare la Goliardia più di qualunque altro raggruppamento universitario; ed è questo lo spirito che dovrebbe animare anche il singolo Goliarda, a qualunque altro gruppo studentesco appartenga oltre la Goliardia. In
quest'ottica l'Università e le autorità accademiche non sono "altro" rispetto
alla Goliardia, ma parte della stessa famiglia universitaria. |
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| L'antico Ducato di Urbino | ||
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I
territori a vario titolo soggetti alla signoria della famiglia comitale dei
Montefeltro, divengono definitivamente 'Ducato' dopo la nomina a duca
dell'allora conte Federico da Montefeltro, il 23 agosto 1474, per opera di papa
Sisto IV (Francesco Della Rovere).
L'infertilità del matrimonio di Guidobaldo da Montefeltro (figlio di Federico)
portò all'estinzione dei Montefeltro ed alla successione nel ducato di un
nipote: Francesco Maria Della Rovere, adottato da Guidobaldo nel 1504. Comunque sia, i territori che fecero parte del Ducato, vennero acquisiti, a vario titolo, nel corso di quattro secoli: il nucleo originario è quello di alcuni castelli sparsi nel territorio del Montefeltro (a nord dell'alta valle del Foglia), territorio conteso a scacchiera con altre famiglie come i Carpegna, i Malatesti, gli Olivi ecc. Un'abile politica (densa di momenti di gloria e di tragica disfatta) portò all'espansione dell'originario e frammentato dominio fino a creare un ampio Stato unitario. La stessa acquisizione di Urbino, concessa ai Montefeltro dall'imperatore Federico II di Svevia nel 1226, fu lunga e non priva di lutti, per la contrarietà degli urbinati a sottomettersi a signori feudali quali erano i Montefeltro. La dura contesa si concluse solo nel 1234 con la vittoria del Montefeltro. Da Urbino a Cagli (definitivamente solo nel 1376), da Cagli a Gubbio (1384) e quindi a Cantiano (1393) e Frontone (1420), mentre le attenzioni andavano alla Massa Trabaria (Castel Durante e Lunano nel 1424). Nel 1437, grazie al matrimonio di Federico da Montefeltro con Gentile Brancaleoni, si aggiunsero Mercatello e Sant'Angelo in Vado. Nel 1440 toccò a Frontino e tre anni dopo venne la volta di Fossombrone acquistata per 13.000 ducati. La lunga e logorante lotta di Federico da Montefeltro con Sigismondo Pandolfo Malatesti Signore di Rimini e Fano, determinava il continuo spostarsi dei confini tra i territori delle due famiglie (tra Marche e Romagna), fino alla definitiva sconfitta del Malatesti nel 1464. A seguito di ciò, vennero consolidate le posizioni nell'entroterra riminese ed in altre zone sparse della regione come Pergola e Sassocorvaro con i relativi contadi. Con l'avvento dei Della Rovere (1508) si aggiungono al Ducato di Urbino: Senigallia col suo contado ed il Vicariato di Mondavio. Quindi fu la volta di Pesaro col suo contado, nel 1513, ceduta da papa Giulio II (Della Rovere) al nipote Francesco Maria I dopo l'estinzione degli Sforza. Il Ducato così configurato, rimase tale fino al 1631 quando, morto l'ultimo Duca Francesco Maria II, tornò per intero alla Chiesa sotto la minaccia di Papa Barberini. I duchi di Urbino, infetti erano Vicari in temporalibus della Santa Sede. Accadde così a Urbino quanto era accaduto prima a Camerino ed a Ferrara. Sotto
il diretto dominio del papa i territori dell'antico Ducato rimasero uniti, come
Legazione o come Delegazione, fino all'8 settembre 1860. Passati al Regno d'Italia, nel 1862 vennero staccati dalla nuova Provincia di Pesaro e Urbino i corpi di Gubbio e Senigallia, mentre fu aggiunta Fano e il suo contado che, dal 1463 (escluse brevi parentesi) aveva goduto della cosiddetta Libertas Ecclesia. Nel corso dell'ultimo secolo di vita del Ducato i momenti più critici furono l'occupazione del Valentino (1502) e la devoluzione a Lorenzo de'Medici (1516-1519), ma si trattò in entrambe i casi di momenti transitori. Così come il MOT esercita la propria sovranità goliardica in virtù dei decreti ducali e dei provvedimenti dei Legati pontifici emessi nei secoli scorsi, così li esercita anche sui territori acquisiti alla Provincia di Pesaro e Urbino in virtù dello status di Università Provinciale posseduto tra la metà del XIX secolo e l'inizio del XX. |
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> Clicca qui per vedere le carte storiche del Ducato di Urbino < |
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| Maggiori, Minori, Vassalli | ||||||||||||
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Essendo la Goliardia un fenomeno universitario ed essendo gli Ordini odierni
l'evoluzione storica (reale o presunta) delle antiche corporazioni studentesche
che reggevano gli Studi universitari (Universitas, Nationes ecc.),
è logico vengano considerati di maggior importanza (almeno formale) gli Ordini
goliardici sovrani nelle città sedi di Università. Sono questi gli Ordini
Maggiori. Dunque i termini Maggiore, Minore, Vassallo, non hanno nessuna valenza di merito. Vi saranno Ordini Vassalli di tradizione e storia eccezionali e di forza contingente assai importante, a fronte di Ordini Maggiori di recentissima costituzione o di scarsissima consistenza. Lo stesso, a maggior ragione, vale per gli Ordini Minori. Resta la valenza universitaria del fenomeno goliardico, e quindi l'importanza preminente degli Ordini Maggiori. |
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| L'estero e le piazze goliardiche | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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