| |
Sigillo dell'Università almeno dagli inizi dell'Ottocento.
In alcuni manifesti degli ultimi anni è comparso lo stesso simbolo ma con
tratti più moderni |
|
Jacques Verger nel suo "Le Università del
Medioevo" ricorda l'episodio della rottura del Sigillo grande dell'Università di
Parigi ad opera del Legato pontificio, Cardinale di S. Angelo nel 1225.
L'episodio non rappresentò, allora, solamente la
distruzione di un oggetto, per quanto importante fosse. La rottura del sigillo ad
opera del Legato aveva innanzitutto un fortissimo valore simbolico.
Il sigillo (allora come oggi) rappresentava in
sintesi: autorità, autonomia o sovranità. La custodia del sigillo, e il suo uso,
erano questioni rilevanti, dettagliatamente descritte nei vari statuti di
università, corporazioni, città ecc. ecc. Darsi o ricevere un sigillo era
questione di estrema rilevanza.
Anche ora, a distanza di secoli, si riconnette
ai sigilli un valore particolare, come si può vedere negli artt. 467 e ss. del
Codice penale.
Oggi si è bombardati da segnali d'ogni tipo (stemmi
cittadini o di enti vari, loghi e marchi commerciali, figure standardizzate per
indicare cose e funzioni...) e molti di questi simboli (con caratteristiche
spesso molto simili a quelle dell'araldica) passano inosservati, talmente
assorbiti nella loro funzione, da essere scontati, da non necessitare una
riflessione sul loro perché (per certi versi questa è la riprova della loro
funzione), immaginatevi un'automobilista fermo in curva a valutare il perché il
cartello di divieto di svolta a sinistra ha quelle caratteristiche e non
altre!). |
|
| |

Timbro della Libera
Università Provinciale di Urbino.
Annuario 1922-23 |
|
Eppure i simboli hanno una loro genesi che
indica la storia propria e di ciò che intendono rappresentare.
Eccoci, dunque, a trattare del Sigillo
dell'Università di Urbino, del suo simbolo, in buona sostanza.
Confrontando le insegne delle Facoltà, le carte
intestate, i manifesti pubblicitari e quant'altro prodotto dall'Università di
Urbino, potrete facilmente notare che il Simbolo dell'Università di Urbino è
spesso rappresentato in più d'una forma. Guardando con attenzione scoprirete
che, ovviamente, i suoi elementi costitutivi sono sempre gli stessi.
Essi sono di tipo araldico e di tipo sacro.
Spicca su tutti l'immagine dell'Immacolata
concezione nella più classica delle sue rappresentazioni iconografiche. Essa è
rappresentata sulla luna illuminata a spicchio ed è avvolta da una corona di
fiamme un forma di mandorla in un cielo stellato.
Questa rappresentazione
sacra è posta sull'arma d'origine della Famiglia dei Montefeltro (bandato
d'azzurro e d'oro, con la seconda banda caricata di un'aquila nera spiegata) che da
secoli è stata mutuata dal Comune di Urbino come suo stemma.
Il tutto è circondato da due rami fogliati (palme?)
e sormontato da una corona rappresentata di volta in volta con cinque, sette o
nove punte. |
|
| |

Timbro della Biblioteca Universitaria in uso dai primi del
'900. |
|
Questa strana discontinuità nella
rappresentazione della corona potrebbe indicare la scarsa importanza di questo
dettaglio più che una disattenzione dei vari disegnatori. E' evidente che non si
tratta di una corona con valenza nobiliare perché se così fosse si sarebbe certo
fatta più attenzione alla sua rappresentazione.
Descritto lo stemma, sorgono le domande: Perché
una immagine sacra è posta a simbolo di un'Università che è stata laica per
quattrocentosettanta anni sui cinquecento circa della sua vita? Perché proprio
l'Immacolata concezione?
In materia le teorie sono diverse e, solo un
attento studio sfragistico potrebbe risolvere l’arcano.
Come avrete letto nelle pagine precedenti, dopo
la rivoluzione del 1831, l'Università venne riaperta dopo un anno di chiusura.
Le cronache ci riportano che tale riapertura avvenne ponendo l’Ateneo "sotto
la protezione dell’Immacolata".
|
|
| |
 Nuovo
disegno del simbolo adottato nei primi anni 2000. |
Da ciò taluni (per ultimo Palma) hanno tratto
come conclusione che l'Immacolata sia assurta a simbolo dell'Università a
partire da quel momento. Non è vero. Basta guardare documenti precedenti a
quella data per scoprire che quel simbolo fu adottato molto tempo prima.
Parrebbe allora più credibile l'ipotesi
formulata dal Rettore Carlo Bo, e ripresa da Bascapé in una sua pubblicazione
sui sigilli universitari: |