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Maximus Ordo Torricinorum |
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| I Testi Sacri... | |||||
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Il Concetto di Goliardia. | 1946 | |||
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E' la definizione classica della Goliardia, coniata dai Principi della Goliardia al Congresso di Venezia del 1946. |
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Prefazione agli Statuta Goliardica del S.V.Q.F.O. | di Bobo Rossi | 1947 | ||
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Guido Rossi detto Bobo, professore di Storia del Diritto Italiano fu l'autore degli Statuti della Goliardia bolognese, per i quali scrisse questa bella prefazione. |
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| ... e gli altri due | |||||
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Ad Matriculas |
di Bubo L. |
1990 |
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Testo di uno dei manifestini con i quali il MOT si presentò agli studenti di Urbino all'indomani della sua riapertura nel 1990. |
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| > | Perché un Ordine | di Bubo L. | 2000 | ||
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Articolo apparso sul Numero Unico "Maximus" del gennaio 2000. |
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| >>> | Il Concetto di Goliardia | ||||
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Goliardia è cultura e intelligenza. |
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Dal 6 all' 8 aprile 1946 si trovarono a Venezia, convocati dal Doge di Ca' Foscari, alcuni capi della Goliardia di alcune tra le più importanti città universitarie d'Italia. Il mondo universitario era appena uscito da cinque anni di guerra e da venti di regime fascista e i Principi della Goliardia, riunitisi al Caffé Florian, diedero della Goliardia la definizione sopra riportata. Altre definizioni furono coniate da altre assise goliardiche, ma nessuna rispecchia più di questa lo spirito laico, anticonformista ma responsabile della vera Goliardia. Erano presenti e firmarono la dichiarazione: Per Bologna Per Ferrara Per Firenze Per Genova Per Padova Per Pavia Per Torino Per Trieste Per Venezia
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| >>> | Prefazione agli Statuta Goliardica del S.V.Q.F.O. | ||||
| di Guido (Bobo) Rossi | |||||
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"Goliardi! Questo libretto è fatto per noi; per noi che crediamo a quanto esso contiene; per noi che, ridendo, mordiamo senza svillaneggiare alcuno; per noi che amiamo tutti; per noi che siamo figli di principi o di contadini. Anche il latino del testo, senza rispetto per i dittonghi e per le buone regole, è fatto per noi. Esso fu il latino delle Corporazioni antiche e noi siamo una Corporazione all' antica. La nostra giovinezza è come l'albata che culmini nel sole di maggio; come una strofe che dal piano accompagni la brigata alla vetta dove si domina e si ansima per la fatica. Le taverne sono nostre come le vie che ingombriamo e le piazze che tumultiamo nel vario colore dei nostri cappelli e nello sventolio dei nostri gonfaloni. La vita è nostra come l'amore, la fede, la carità, la speranza, il male e il bene di ciascuno secondo il suo cuore. E per comprenderci ci amiamo; per aiutarci ci amiamo; per migliorarci ci amiamo. Viviamo da secoli insieme perché ognuno di noi sa che la solitudine raramente corregge gli uomini. Le nostre canzoni sono di tutti e sono le nostre: come l'universo. E le cantiamo per dare alla nostra felicità il sapore di molte infelicità superate. Nel nostro riso c'è l'argento di un sistro e il singhiozzo di tutte le esperienze sofferte. Amiamo il vino perché il Diluvio universale ha dimostrato che tutti i malvagi sono bevitori d'acqua. Ognuno di noi ha il suo Dio che lo regala ogni giorno di un povero immenso dono. E ci contentiamo. I libri sono il nostro tormento e la nostra passione: come la Scienza che ci affratella. E se ci capita che un maestro sia insigne, lo onoriamo. Crediamo a tutti e a nessuno: per moto del cuore, per paura di frastornare un gesto od una intenzione pulita con una ragione inadeguata se non laida. Fra noi vi fu il figlio di Pietro Benardone che sposò Madonna Povertà e visse, come vi fu Stravizio pisano che sposò la bella sanese e morì. Santo Francesco aveva una veste di bigello e la sua sposa nulla avea . Ora è sugli altari del mondo e ci aiuta a vivere. Stravizio aveva un orcio di vino e la sua sposa venti denari. Ora aleggia nelle nostre taverne e ci aiuta a non piangere. Ci si perdoni l' accostamento. I nostri vecchi chi hanno insegnato a dividere il pane ed il sale e ci hanno dato le gambe per incamminarci. E il cuore. Oggi ci mandano il vaglia delle loro trepidazioni. Noi, purtroppo, non possiamo rendere molto di quanto ci hanno dato: se non il dottorato della nos1ra infinita gratitudine. Essi, poveri vecchi, ci hanno perduto: come l'albero perde il suo frutto. Essi, ansiando prima di vederci camminare, hanno voluto indicarci la strada per vederci andare con moto piano e sublime. Hanno anche rinunciato. E noi paghiamo il prezzo di quel loro volerci risparmiare il pianto di Adamo. può offrire. Noi siamo gli ultimi romantici da sempre, poiché siamo ancora i Goliardi dei secoli. E se poi nulla di tutto questo fosse vero? Accetteremmo. Come quando la nostra ragazza ci lascia e piange perché ci vuole ancora bene e noi, dopo, la onoriamo di fiori. Per non lasciarla sola. Infatti " puella cum sola cogita male cogitat" e noi vorremmo dirle: "Nec possum tecum vivere nec sine te". E dopo? Noi resteremo sempre cosi. Fino
a quando "coeli movendi sunt et terra.
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| >>> | Ad Matriculas | ||||
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Matricola! La tua condizione di "minus quam merdam", secondo i canoni classici della semantica goliardica, non ci esime dal darti il benvenuto alla Libera Università degli Studi di Urbino. Avrai certamente letto, sui più importanti quotidiani o su riviste più o meno specializzate, un mare di informazioni sul corso di laurea da te scelto e più in generale sul funzionamento dell'Università come insieme di Facoltà, Istituti e servizi vari. Siamo altrettanto certi che non ci avrai capito ancora un cazzo... te ne accorgerai! Hai scelto Urbino come sede universitaria per compiere gli studi che un giorno ti avvieranno ad una professione. Ora hai davanti a te un'altra scelta, quella riguardo il modo di vivere la tua condizione di studente universitario, condizione comune alla nostra e a quella di tanta parte degli studenti che dall'inizio del secondo millennio fino ad oggi (quasi l'alba del terzo) hanno frequentato le Università. La scelta su come vivere la propria condizione di studente è spesso imposta, subordinata ai problemi che ci circondano oggi ed a quelli che ci raggiungeranno domani in ambito universitario e non. E' la vita! Quello che ti proponiamo e ti consigliamo è di non vivere l'Università come un esamificio e di non essere oggetto passivo delle "pelose" attenzioni altrui. Ti proponiamo, quindi, di dar vita con noi, Goliardi del Maximus Ordo Torricinorum, ad una esperienza di vita universitaria diversa, alternativa sia all'apatia qualunquistica, sia alle varie associazioni confessionali o politiche che vivono come l'edera avvinghiate all'Università. Ti invitiamo perciò a partecipare e a dare vita con noi alle attività che andremo proponendo nel corso dell'anno accademico che si appresta a cominciare. Ci vedrai come ci vedi ora, con la feluca ed il mantello, simboli della continuità con la Goliardia dei secoli, leggerai sui muri della città i bandi che daranno notizia delle nostre iniziative e... prima di essere sommersa dall'ansia e dalla fretta (non sempre utile) di consumare l'Università come una medicina amara, prova per lo meno ad immaginare, a tentare di rivivere e far rivivere con noi, Goliardi del MOT, le "antichissime tradizioni che portarono nel Mondo il nome delle nostre libere Università di scholari".
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| >>> | Perché un Ordine | ||||
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Un Ordine Goliardico è certamente un'associazione di studenti riuniti per un interesse comune. L'Ordine, però, si differenzia da una semplice associazione per il tipo di organizzazione, per il modo di stare insieme, per i rapporti che legano i membri, per i tempi che scandiscono il procedere delle attività e, se vogliamo, anche per i fini. Il termine Ordine lo trovate usato in biologia per classificare piante ed animali e lo troverete usato anche nelle umane cose in campo religioso, in campo professionale, in massoneria, in cavalleria... Ovunque indicherà l'organizzazione ordinata, secondo un criterio prestabilito, di soggetti diversi ma con caratteristiche comuni, uniti per il raggiungimento di un fine. Abbiamo detto sopra del tipo di organizzazione. Di qualunque tipo siano gli Ordini prevedono sempre un predefinito cursus honorum. Tutti contemplano diversi gradi cui si accede avendo conseguito competenza e conoscenza, e diversi ruoli che si assumono avendone le capacità e la disponibilità all'impegno. Dall'apprendista al maestro, dal praticante al professionista, dall'oblato al monaco, dallo scudiero al cavaliere e così via, con tappe più o meno numerose e più o meno lunghe. Si partirà sempre dal primo gradino, proprio di colui che aspira ad ottenere i successivi gradi di conoscenza, per poi cercare di salire dando il meglio di sé. Il discorso vale anche in Goliardia. Storia e tradizione hanno fatto sì che la Goliardia (nel suo aspetto più consapevole, peraltro non unico) traesse qualche aspetto del suo essere dalle enunciate esperienze: religiosa (i primi studenti universitari erano tutti chierici), professionale (le università nascono come corporazioni di studenti o di studenti e professori), massonica (la Goliardia rinata a fine Ottocento aveva molte affinità sociologiche e ideali con la massoneria) e cavalleresca (le organizzazioni studentesche del tardo medioevo, in altri diversi secoli, ed oggi ancora, usano in parodia lo strumento cavalleresco). Quattro tipi di organizzazione che prevedono un'esperienza di vita comune, più o meno stretta, tendente ad un fine ultimo che coinvolga tutti i membri nel fine stesso e nella sua realizzazione. Come nel mondo ecclesiale, e negli altri fenomeni citati, sono determinanti e costitutivi i riti. Al pari sono fondamentali i simboli. Simboli e riti che fanno parte della conoscenza da acquisire, simboli e riti che devono essere metabolizzati e per questo curati e rispettati. Lo stesso accade in Goliardia. Anche gli Ordini goliardici hanno una loro liturgia, un loro simbolismo, assolutamente imprescindibili perché costitutivi. La conoscenza, poi è innanzitutto consapevolezza di ciò che si é, ed in secondo luogo è il mezzo per raggiungere il fine dell'Ordine. Le cose si complicano laddove la conoscenza è a sua volta uno dei fini da raggiungere e questo accade anche in Goliardia. Abbiamo già detto che il cursus honorum rappresenta i gradi del sapere, ecco perché ciascun Capo Ordine, in Goliardia, è essenzialmente un Gran Maestro, sia poi esso chiamato Duca, Tribuno, Principe, Pontefice o proprio Gran Maestro o altro ancora. Come Gran Maestro sovraintende e pone in essere la funzione dell'Ordine: la trasmissione della Tradizione universitaria e la consapevolezza di ciò che deve essere. Tutto ciò, lo abbiamo detto innanzi, deve essere metabolizzato, deve divenire patrimonio interno, "genetico" o "immanente" in ciascun Goliarda. Un patrimonio che lo accompagnerà e lo ispirerà in tutti i momenti della vita goliardica. Nel canto, nel bere, nello scherzo, nella zingarata, nella solennità e nell'irriverenza, nel porsi in relazione con gli altri. Bubo Laboriosus |
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