Maximus  Ordo  Torricinorum
Sovrano Ordine Goliardico dell'Università di Urbino dal 1946

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  >  Ordo Torricicheee?!?!?!    Quattro parole circa sui Torricini
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  Maximus Ordo Torricinorum, ovvero il Supremo Ordine dei Torricini.  
     

Questo il nome che i nostri maggiori decisero di assumere per l'Ordine Sovrano dell'Università di Urbino, sembra, all'indomani della Seconda Guerra Mondiale. Così ci pare doveroso  svolgere, qui, alcune considerazioni su questo miracolo dell'architettura rinascimentale.

 

 
 

E' detta "dei Torricini" la facciata del Palazzo ducale di Urbino che si volge sulla via che giunge dal passo della Bocca Trabaria, la via più breve per la Toscana.

Si dice comunemente che, con lo sviluppo del Palazzo ducale verso ovest si sia voluto rappresentare uno sguardo rinnovato (o nuovo) proprio verso la Toscana, verso il nascente Rinascimento. Certo è che, dall'originario rivolgersi della città verso Oriente, verso la costa, verso i luoghi di tante battaglie coi Malatesti signori di Rimini, con costruzione della facciata dei Torricini, del Mercatale e della Data, il verso della città si capovolge dirigendosi ad occidente, ma continuando ad avere il Palazzo dei Montefeltro quale baricentro degli equilibri urbanistici.

Guardando alla storia di Urbino, verrebbe da affermare che "almeno i Torricini non li hanno potuti rubare", al contrario di quanto acaduto alla famosissima Biblioteca di Federico (finita ad esser il pezzo forte di quella Vaticana); come è accaduto per il dittico dei ritratti di Federico e Battista sua moglie, portati a Firenze insieme ad altre opere, gli archivi e persino alla biancheria di casa con l'eredità di Vittoria Della Rovere; come è accaduto alla celebre Pala di Piero della Francesca divenuta "di Brera" per "merito" delle spogliazioni napoleoniche d'inizio Ottocento.
I Torricini sono ancora lì, come potevano portarli via?

Il fatto che ci siano è una delle poche cose sicure sui Torricini. Infatti su di loro si dubita persino dell'autore. Fino a qualche anno fa erano unanimemente attribuiti a Luciano Laurana, l'artefice della svolta nell'edificazione (lunga, laboriosa e articolata) di Palazzo ducale.
Il Palazzo cominciò a prender vita a partire dal 1445 con l'aggregazione di varie dimore feltresche e costruzioni diverse lungo l'asse dell'odierna piazza Rinascimento, quasi di fronte alla chiesa di San Domenico, ma col Federico III l'originario nucleo montefeltresco, alternativo alla dimora del conte Antonio (oggi sede dell'Università col nome di Palazzo Bonaventura), comincia ad acquistare quella straordinaria conformazione che oggi conosciamo.

Fino al 1466 la nuova costruzione si sviluppa con un aspetto simile al palazzo ducale di Mantova, con timidi accenni in profondità e alzata di un solo piano, sormontato da merli alla ghibellina (ancora visibili, seppur murati, dal giardino del Pasquino). Una costruzione di chiaro stampo medievale.

Dal 1468, con l'arrivo del Laurana, le cose cambiano e comincia a svilupparsi quell'articolato sistema di costruzioni che comprenderà la creazione del cortile d'onore, dell'unione col Castellare e quindi con la creazione della facciata detta "ad ali" sulla quale si situa l'ingresso principale del Palazzo che da sull'odierna piazza Duca Federico.

Anche l'originale facciata dei Torricini sembra prender vita da questo nuovo slancio architettonico. A giustificazione dell'attribuzione al Laurana della facciata dei torricini vi sono: a) la sigla FC posta sulle prime due logge (sigla che allude a Federico Comes), certamente anteriore all'agosto 1474, quando Federico divenne duca -ma Laurana lascia Urbino per Napoli nel 1472-; b) l'origine dalmata di Laurana e l'ispirazione che questi avrebbe tratto dai minareti -ma in Dalmazia, a quell'epoca, non v'erano minareti-; c) l'unione della facciata dei Torricini con le altre strutture adiacenti attribuite sempre al Laurana; d) un documento relativa ad una controversia con un lavorante del cantiere del palazzo dalla quale si evince che i Torricini “vacui” erano già stati realizzati.

Eppure, oggi, prende sempre più piede l'attribuzione dell'opera a Francesco di Giorgio Martini, celebre architetto militare, artista poliedrico che esercitò la prima professione di 'bottino' (esperto nella canalizzazione sotterranea delle acque). Sono propensi all'attribuzione martiniana l'architetto De Carlo e l'architetto Dezzi Bardeschi, ma è proprio quest'ultimo a mettere in guardia da una nuova ondata attribuzionista a favore Francesco di Giorgio Martini (dopo quella del Laurana, poi drasticamente ridimensionata).
Le considerazioni che rivolgono l'attenzione all'architetto senese sono di tipo stilistico e temporale. E' il Martini a prendere le redini del grande cantiere dopo la partenza del Laurana.

Resterebbe da spiegare l'enigma della sigla FC, soprattutto vista l'abbondanza delle nuove sigle FD (Federico Dux) su ogni nuova finestra, stucco, intaglio o bassorilievo e visti i numerosi casi di modifica della sigla FC in FD che si riscontrano a Palazzo ducale.

Va detto, in conclusione che il balcone di giro sotto le guglie era originariamente dotato di merli alla ghibellina (gli stessi che troneggiavano su tutto il palazzo), ne sopravvive uno sul torricino di destra. Sembra, poi, che l’elevazione della guglia sia opera cinquecentesca legata ai lavori compiuti da Guidobaldo II.

In conclusione, vanno fatte due considerazioni sul "ruolo" dei Torricini e di Palazzo ducale.

Scrive Bonita Cleri: “la facciata (…) era assolutamente nuova: un prospetto da ammirare dalla valle e dalle vie di accesso al paese da occidente; essa, per il suo aspetto di fortezza, alludeva all’attività militare del duca, ma era nello stesso tempo ingentilita denunciando la natura pacifica del signore.”  
I Torricini sono una soluzione architettonica fondamentale di quella "città in forma di palazzo", di quel "palazzo che non è né castello né casa protetta" e che, come scriveva Carlo Bo riprendendo Fabio Cusin: "rappresenta in sé l'opera 'politica' di Federico da Montefeltro".
Scrive Mario Bucci: "Proiettato al di fuori e insieme legato tenacemente al contesto della città, fino ad identificarsi con essa, il palazzo di Urbino è come l'usbergo di una corazza, ma non invadente, nemica; una corazza da torneo, che è solo struttura geometrica, bella per naturale ed intrinseca forma, simbolo di una battaglia e di una guerra che sono lontane, ormai divenute cristallizzate, come nelle stupende armature delle battaglie di Paolo Uccello."