Ingresso

 

Il Processo

Una delle maggiori preoccupazioni per coloro che decidono di entrare in Goliardia è rappresentata dal c. d. Processo, un gioco nell' ambito del quale la comunità dei Goliardi valuta le capacità e le potenzialità del postulante.

Per parlarne, citiamo Umberto Volpini: "La Goliardia è fatta di eccessi e antinomie, rigidamente gerarchica, è in realtà la burla del potere, poiché l'unica cosa che il goliarda realmente rispetta è l'intelligenza (il goliarda vero n.d.a). Vessazioni e processi cui è sottoposta la matricola lo inducono ad accettare: prima, che gli altri possano ridere di lui senza per questo intaccare la sua dignità, poi, a replicare alle domande, dimostrando di saper reagire in ogni situazione."

Questo è, sommariamente, il processo d'oggi Ma questo rito ha origini antiche quanto lo stesso istituto universitario. Così Jacques Le Goff e Leo Moulin ci raccontano quanto documentato dalla storia.

Manuali per scolari e Statuti universitari si sono spesso occupati dei riti che erano chiamati di volta in volta di spurgazione, di spupillazione od altro.

Nelle università tedesche la cerimonia era destinata a spurgare l'adolescente della sua rozzezza, della sua bestialità primitiva. Il nuovo venuto è burlato per il suo odore ferino, per lo sguardo sperduto, per le orecchie lunghe, per i denti simili a zanne; egli viene liberato dalle coma e da altre immaginarie escrescenze, gli si lavano e limano i denti. Infine, nel corso di una confessione parodistica, il novello studente confessa vizi straordinari .

Con tali riti il futuro intellettuale si libera dell' aspetto del villano, così com'era descritto allora nella letteratura satirica. A questo punto Le Goff si chiede cosa avrebbe da dire l'antropologo sulla psicanalisi del chierico... Leo Moulin ci ricorda come, a Parigi, il pivello fosse chiamato "béjanue" (dal nome dato ai piccoli uccelli nidiatici). All'arrivo dei novellini, gli anziani eleggevano tra loro un "abbé des béjanes" il quale s'impadroniva dei malcapitati divenendo regista degli innumerevoli scherzi che colpivano il novello studente in ogni momento ed in ogni luogo. A Oxford il pivello doveva servire a tavola gli anziani, cedere loro il posto in ogni occasione e, per esempio, non mettersi mai tra loro e il fuoco. Ad ogni sbaglio, pagava una multa o veniva percosso con una "patella", una sorta di grosso cucchiaio di legno.

Gli Statuti universitari, per esempio quelli di Vienna e quelli di Lovanio, si occupavano della questione vietando agli anziani di opprimere i neo iscritti con imposizioni indebite o di molestarli a colpi di ingiurie. Parole al vento!

Spesso, per il suo ingresso nella Natione universitaria, il pivello offriva una cena ai suoi colleghi che, "naturalmente", avevano sempre "ventre vuoto, gola secca e appetito sfrenato". Il rito del pranzo, o della bevuta, sembra aver avuto un ruolo molto importante nelle corporazioni medioevali.

Chiunque potrà immaginare con quale accanimento il pivello si scagliasse contro i nuovi arrivati l'anno successivo, una volta passato ad un rango superiore. Da qui la fama antica dei "fagioli": famelici ed arroganti, appunto.

Tali riti non cesseranno col trascorrere del tempo, anzi. In Germania e in Svizzera aumenteranno di gravità.

Come ricorda Volpini, a Padova, ancora nel XVII secolo, il "pupillo" doveva essere "spupillato" ed il Rettore, allora ancora uno studente, e quindi facilmente individuabile dalle autorità che spesso non gradivano tali iniziative studentesche, incaricava in sua vece gli anziani dell'Università. Questi erano, naturalmente, ben felici di ottenere "donativi" dal neo iscritto in luogo del Rettore e attendevano con scrupolo zelante all'incarico ricevuto. Con la ripresa della Goliardia propriamente detta, sul finire del secolo scorso, riprendono anche i riti di ammissione. Riti che assumeranno sempre più la forma di veri e propri  processi (da cui il nome attuale) con una sentenza che, posto il pagamento delle "spese processuali", dichiarava il neo studente fetentissima e merdosissima matricola il tutto  testimoniato dal rilascio di un "papiro matricolare", redatto materialmente dai fagioli e fumato dagli anziani e da qualche "costosissimo"laureando...

Tutto questo lavorio non era certo gratuito e la matricola, in Bacco e Tabacco, si trovava ancora a dover pagare. Ottenuto il papiro, la matricola poteva liberamente girare per la città universitaria, ma... l'intelligenza astuta degli anziani (come un tempo con ventre vuoto, gola secca ed appetito sfrenato), riusciva a scroccare bevute e sigarette ai poveri malcapitati, con codicilli aggiuntivi ordinari o speciali.

Questa sorte toccava bene o male a tutti gli studenti e, vista la rilevanza del fenomeno, era regolata scrupolosamente dai vari codici goliardici.

I tempi cambiarono, le università si affollarono anche di un altro genere di studenti poco propensi, per svariati motivi, a subire vessazioni in nome di qualche tradizione loro estranea. Uno dei motivi che determinò l'inizio della crisi della Goliardia intorno alla metà degli anni sessanta, fu l'incapacità dei vertici goliardici delle varie città, di adeguare ai nuovi tempi il (pur complesso) fenomeno Goliardico. A ciò si aggiungano alcuni episodi come il c. d. "processo delle candele" che, nel 1964, costò una condanna penale e l'espulsione dall'Università dell'allora Magnus Magister del S.V.Q.F.O. (ritenuto responsabile delle angherie subite da una matricola), per un episodio che, pur condannato dalla stessa Goliardia, diede argomenti a chi criticava la Goliardia.

Le stesse Associazioni goliardiche (spesso tali solo di nome), attraverso le organizzazioni nazionali, invitavano al superamento della pura Goliardia. In questo clima sfavorevole, nel 1966, il Rettore della Sapienza di Roma, giunse a vietare la pratica del papiro. Essa stessa era divenuta, ad opera di alcuni "goliardi", una pratica non più tollerata dalla maggior parte degli studenti. Lo stesso Rettore, constatato che si sarebbero potute trovare scappatoie a tale divieto, giunse a vietare ogni attività che si defisse "goliardica" all'interno della Città universitaria... peggio di così !?!?!

Casi analoghi si verificheranno, pur con conseguenze meno gravi, in altri atenei. Incapacità e superficialità, o impotenza, fatto sta che le cose andarono come sappiamo.

Oggi gli Ordini Goliardici sono associazioni cui si aderisce spontaneamente; il processo è un rito cui si sottopone chi intende entrare in Goliardia.

Nel MOT il processo si svolge in tre fasi, due delle quali si compiono, di solito, quasi senza soluzione di continuità. La prima fase è quella del processo vero e proprio che si svolge con modalità che sommariamente chiunque avrà capito. La seconda è quella dell' assoluzione. L'assoluzione è fatta dal Duca del MOT o dal suo Vicario "in Nomine Nostra Sancta Mater Goliardia" e "pro gratia Bacci, Tabacci Venerisque". La conseguenza è l'ingresso nella Famiglia goliardica e in particolare nel Maximus Ordo Torricinorum. Segue, a volte dopo qualche giorno, il rito della "sverginatio felucae", col quale la matricola ottiene la feluca tramutata, in "res goliardica", simbolo primo della sua appartenenza alla Familia Goliae.

Prima dell'assoluzione il postulante deve impegnarsi solennemente ad agire con tutte le sue forze per la vita e il progresso della Goliardia e del Maximus Ordo Torricinorum, e a apprendere ed a tramandare così come gli sono state insegnate le Tradizioni della Goliardia Urbinate. La cerimonia avviene innanzi al Duca nelle cui mani il postulante pone le sue, ripetendo la formula dettatagli dal più anziano presente.

Secondo il principio della consuetudo loci, ogni Ordine organizza questi momenti secondo lo spirito che lo anima.

Sarebbe un grave errore pensare che sotto il manto benigno di Santa Madre Goliardia, tutti gli Ordini siano uguali.

La regola, nel MOT, è quella di non obbligare alcuno a fare, non fare o tollerare alcunché contro la sua volontà. Tale regola, una volta scritta nello Statuto del MOT è, e rimane, regola principe per chi si vuole divertire in compagnia dell'altro, e non sull'altro o malgrado l'altro.

E' l'articolo 4 dello Statuto 2001 a dettare le norme per l'ingresso nel MOT Per entrare nel MOT occorre essere regolarmente iscritto alla Università di Urbino, all'ISEF, all'Accademia di Belle Arti, all'ISIA o ad altre Scuole dipendenti dal1 'Università, ovvero presenti nel territorio dell' antico Ducato di Urbino; occorre possedere lo status di Goliarda che si acquisisce con l' assoluzione Ducale previo processo.

I Goliardi provenienti da altri Ordini e iscritti all'Università di Urbino o alle altre scuole di cui sopra, possono entrare nel MOT per provvedimento ducale, previa verifica delle garanzie di lealtà nei confronti del MOT.

Prima dello Statuto 2001, chi perdeva il requisito dell'iscrizione all'Università aut simili a, decadeva dall'appartenenza al MOT come associazione. Oggi sono stati specificatamente previste le ipotesi degli Emeriti e dei Senatori.

Ipotesi particolare di ingresso del MOT. (non come associazione) è quello degli honoris causa.

Le limitazioni poste agli Emeriti ed ai Senatori, sono in linea con la storica tendenza del MOT di lasciare il governo dell'Ordine, e quindi la sua impostazione goliardica, ai giovani universitari, ed all'evolversi dei tempi. Salve naturalmente la Tradizione Goliardica Urbinate, il cui rispetto deve essere garantito.