Jacques Verger nel suo "Le Università del
Medioevo" ricorda l'episodio della rottura del Sigillo grande dell'Università di
Parigi ad opera del Legato pontificio, Cardinale di S. Angelo nel 1225.
L'episodio non rappresentò, allora, solamente la
distruzione di un oggetto, per quanto importante fosse. La rottura del sigillo ad
opera del Legato aveva innanzitutto un fortissimo valore simbolico.
Il sigillo (allora come oggi) rappresentava in
sintesi: autorità, autonomia o sovranità. La custodia del sigillo, e il suo uso,
erano questioni rilevanti, dettagliatamente descritte nei vari statuti di
università, corporazioni, città ecc. ecc. Darsi o ricevere un sigillo era
questione di estrema rilevanza.
Anche ora, a distanza di secoli, si riconnette
ai sigilli un valore particolare, come si può vedere negli artt. 467 e ss. del
Codice penale.
Oggi si è bombardati da segnali d'ogni tipo
(stemmi cittadini o di enti vari, loghi e marchi commerciali, figure
standardizzate per indicare cose e funzioni...) e molti di questi simboli (con
caratteristiche spesso molto simili a quelle dell'araldica) passano inosservati,
talmente assorbiti nella loro funzione, da essere scontati, da non necessitare
una riflessione sul loro perché (per certi versi questa è la riprova della loro
funzione), immaginatevi un'automobilista fermo in curva a valutare il perché il
cartello di divieto di svolta a sinistra ha quelle caratteristiche e non
altre!). Eppure i simboli hanno una loro genesi che indica la storia propria e
di ciò che intendono rappresentare.
Eccoci, dunque, a trattare del Sigillo
dell'Università di Urbino, del suo simbolo, in buona sostanza.
Confrontando le insegne delle Facoltà, le carte
intestate, i manifesti pubblicitari e quant'altro prodotto dall'Università di
Urbino, potrete facilmente notare che il Simbolo dell'Università di Urbino è
spesso rappresentato in più d'una forma. Guardando con attenzione scoprirete
che, ovviamente, i suoi elementi costitutivi sono sempre gli stessi.
Essi sono di tipo araldico e di tipo sacro.
Spicca su tutti l'immagine dell'Immacolata
concezione nella più classica delle sue rappresentazioni iconografiche. Essa è
rappresentata sulla luna illuminata a spicchio ed è avvolta da una corona di
fiamme un forma di mandorla in un cielo stellato.
Questa rappresentazione
sacra è posta sull'arma d'origine della Famiglia dei Montefeltro (bandato
d'azzurro e d'oro, con la seconda banda caricata di un'aquila nera spiegata) che da
secoli è stata mutuata dal Comune di Urbino come suo stemma.
Il tutto è circondato da due rami fogliati
(palme?) e sormontato da una corona rappresentata di volta in volta con cinque,
sette o nove punte. Questa strana discontinuità nella rappresentazione della
corona potrebbe indicare la scarsa importanza di questo dettaglio più che una
disattenzione dei vari disegnatori. E' evidente che non si tratta di una corona
con valenza nobiliare perché se così fosse si
sarebbe certo fatta più attenzione alla sua rappresentazione.
Descritto lo stemma, sorgono le domande: Perché
una immagine sacra è posta a simbolo di un'Università che è stata laica per
quattrocentosettanta anni sui cinquecento circa della sua vita? Perché proprio
l'Immacolata concezione?
In materia le teorie sono diverse e, solo un
attento studio sfragistico potrebbe risolvere l’arcano.
Come avrete letto nelle pagine precedenti, dopo
la rivoluzione del 1831, l'Università venne riaperta dopo un anno di chiusura.
Le cronache ci riportano che tale riapertura avvenne ponendo l’Ateneo "sotto
la protezione dell’Immacolata".
Da ciò taluni (per ultimo Palma) hanno tratto
come conclusione che l'Immacolata sia assurta a simbolo dell'Università a
partire da quel momento. Non è vero. Basta guardare documenti precedenti a
quella data per scoprire che quel simbolo fu adottato molto tempo prima.
Parrebbe allora più credibile l'ipotesi
formulata dal Rettore Carlo Bo, e ripresa da Bascapé in una sua pubblicazione
sui sigilli universitari: l'Immacolata sarebbe stata il simbolo del Collegio dei
Dottori e, con l'aggiunta dell'arma d'Urbino, sarebbe divenuta l'emblema del
neonato Studio Pubblico nel 1601.
Ma anche questa teoria risulta errata. Basta
dare un'occhiata ad un manifesto di qualche anno fa che pubblicizzava l'Istituto
di Scienze religiose costituitosi presso l'Università di Urbino.
In esso è chiaramente rappresentato il sigillo
usato dal Collegio dei Dottori per il conferimento delle lauree. Questo sigillo
appare piuttosto
simile all'attuale: Immacolata e arma d'Urbino. La data? La seconda metà del
'500.
L'unione del sacro e del profano non rappresenta
un'eccezione nel campo dei sigilli, neanche in nel campo di quelli universitari.
Per restare geograficamente vicini ad Urbino si veda, per esempio, l'Università
di Perugia: questa nel costruire il proprio sigillo unisce il patrono S.
Ercolano all'arma del Comune: il Grifone. Per restare vicino ad Urbino nel senso
del contenuto specifico, si veda il caso dell'Università di Cagliari che nel
proprio sigillo ha l'Immacolata concezione.
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